Autore Topic: dal sito di NARKIVE  (Letto 3057 volte)

0 Utenti e 1 Visitatore stanno visualizzando questo topic.

Offline Veltro_7

  • Post: 497
dal sito di NARKIVE
« il: 15 Apr 2013, 22:22:58 »
La conoscevate questa storia? Ridere per non piangere.

Corrado Ricci , un noto pilota da caccia italiano ottenne diversi
successi con il suo biplano Cr-32 , successi ottenuti durante la guerra
civile spagnola e la seconda guerra mondiale .
Un brutto giorno Ricci vide in nostro aeroporto un protoptipo , si
trattava del Cansa Fc-20 , velivolo potentemente armato ( tra l' altro con
un cannone da 37 mm ) ideato per l' attacco al suolo .
A Ricci venne la pessima idea di chiedere ai suoi superiori di poterlo
utilizzare .
Nelle sue memorie Ricci narra le tragicomiche esperienze vissute con
questo velivolo , in particolare una disastrosa esibizione avvenuta
davanti a mussolini e frustranti tentativi di abbattere B-17 e b-24 .
Ecco il racconti di Ricci relativo alla parata in presenza del Duce
********************************
Alla fine di marzo ricevo l'ordine di portare l'FC 20 su un certo
aeroporto dove Mussolini avrebbe passato in rivista « i nuovi velivoli »
in dotazione all'aeronautica. La maggior parte sono degli S 79 siluranti,
con degli S 84: sono « nuovi » nel senso che sono di costruzione recente.
Vi è un Re 2001 che porta un corto siluro antinave, un Macchi 200 che
sgancia bombe aeree a tempo per l'attacco delle formazioni da
bombardamento e un quadrimotore P 108 nell'interno del quale è stato
sistemato un cannone navale da 105 col quale dovrebbe attaccare, e
affondare, il naviglio nemico: al colpo di prova sparato a terra: tutto il
musone del velivolo era saltato per aria e, per poterlo far partecipare
alla mostra, è stato necessario ricostruirglielo in tutta fretta con del
cartone, verniciato alla meno peggio. Il mio FC 20 viene addirittura
presentato come « distruttore ».

Infatti, è nato quale distruttore di, veicoli corazzati e ricevo l'ordine
di tenermi pronto a levarmi in volo per sparare alcuni colpi contro un
avanzo di carro armato sistemato in un angolo del campo per servirmi,
appunto, da bersaglio. Mi vengono anche forniti i proiettili perforanti
incendiari che daranno un pizzico. di realtà alla dimostrazione
incendiando un fusto di benzina messo dentro il rottame. Ma io so quanto
sia instabile, anche nel tiro, il mio aeroplano e subito chiedo al
comandante dell'aeroporto di lasciarmi fare un volo di prova per sparare
un caricatore contro il carro armato, onde farmi un'idea del comportamento
del distruttore: la richiesta non viene accolta.

All'indomani mattina arriva Mussolini circondato da un folto stuolo di
generali italiani e tedeschi passa in rivista equipaggi e velivoli
soffermandosi a chiedere informazioni, su questo o su quel particolare,
procedendo lentamente verso di me. Quando è all'altezza del mio velivolo
rimira a lungo rivolgendo un sacco di domande al suo più vicino
accompagnatore; suppongo che stia chiedendo le caratteristiche e le
prestazioni dell'aeroplano; io sono a bordo, al posto di pilotaggio,
pronto a rispondere se interrogato. A un certo punto Mussolini si avvicina
all'ala e mi chiede a bruciapelo: « Spara, questo aeroplano? ».
Evidentemente non si fida molto di quello che gli raccontano. Rispondo
subito di si, salutando militarmente. Allora mi ordina con voce secca: «
Sparate dunque qualche colpo! ».

Il caso è stato previsto e l'armiere è già pronto, seduto sul nostro
cannoncino; chiudo il tettuccio e do l'ordine « pronto »; alla risposta
affermativa schiaccio il bottone di sparo, che però dà origine a un « ciac
» soffocato, senza alcun rumore di esplosione. Chiedo, sorpreso, cosa stia
accadendo: il ragazzo mi risponde che non lo sa, ma intanto sento che mena
martellate a tutta forza; mi invita poi a ritentare: nulla. Proviamo tre o
quattro volte di seguito, ma sempre invano...

Mi volto un attimo sulla destra per dare un'occhiata alle autorità in
attesane lo spettacolo che offrono mi rimane stampato nella memoria: alle
spalle di Mussolini, a gambe, larghe e con le mani sui fianchi, tutta una
massa di ufficiali dei gradi più elevati si sta agitando freneticamente
mentre gesti stranissimi vengono rivolti al mio indirizzo senza che venga
pronunciata una sola parola. Quando i pezzi grossi si accorgono che sto
guardando verso di loro, le braccia prendono ad agitarsi con ritmo ancor
più frenetico e certamente ognuno mi grida, in cuor suo: « Spara! Ma
spara, dunque, disgraziato...! ». Non avevo mai concepito tanta agitazione
in personalità di così alto rango; il volto del capo di stato maggiore,
Fougier, appare addirittura verde. Alle mie spalle risuona, flebile e
accorata; la voce dell'armiere: « È inceppato... non riesco a smuovere
l'otturatore... ». Niente da fare! Riapro il tettuccio, sporgo mano e,
agitando il pollice e l'indice bene aperti, faccio il classico gesto che
significa, appunto: niente da fare.

Mussolini, scurissimo in volto perché teme sempre che gli vengano
raccontate delle bugie, mi volta bruscamente le spalle e si mette a
discutere con i suoi accompagnatori mentre il velivolo trema sotto le
violente martellate che l'armiere dà a viva forza per tentare di far
chiudere l'otturatore, rimasto leggermente aperto. Alla fine, proprio
mentre uno dei tanti aiutanti di volo si arrampica sull'ala accanto a me
e, con il viso stravolto dall'emozione, mi chiede con voce contenuta, ma
sdegnosa, perché mai « mi rifiuti di sparare », l'armiere mi dice: «
Adesso deve funzionare, provi ancora! ».

Riferisco al collega che il cannoncino ha avuto un inceppamento, ma che
adesso dovrebbe poter sparare. La luce torna a splendere sul suo viso
mentre si precipita a dare la lieta novella ai superiori. Mussolini,
subito informato, si riavvicina, e, su suo invito, premo di nuovo il
bottone: ma il solito silenzio e un singhiozzo soffocato del mio povero
aiutante sono la sola eco che ottengo. Chiedo a mezza voce: « Ma che c...
fai? ». Mi risponde che non c'è piú niente da fare: l'otturatore non si è
ancora chiuso completamente,e perciò il percussore non scatta! L'arma è
definitivamente inceppata.

Scoraggiato, mi volto verso il gruppo fremente delle autorità e, tanto per
salvare la faccia, dico ad alta voce: « Si è rotta una tubazione dell'aria
l'arma non può sparare! ». Ne segue un definitivo dietro front dei
gerarchi e un nuovo attacco dell'aiutante di volo: « Quello che hai fatto
è molto grave! L'Eccellenza è indignato! Temo che dovrai pagarla cara: tu
ne sarai tenuto responsabile! ».

Ho la netta sensazione che, per colpa mia, l'Italia abbia perduto la
guerra... Scendo dall'aeroplano sul quale subito si precipitano tutti i
tecnici della ditta che hanno assistito, ansiosissimi, alla tragedia e,
mentre tutti gli altri aeroplani, meno il P 108, se ne vanno in volo,
rimango accanto al mio cassone in attesa del responso. Ma solo
all'indomani riesco a sapere qualcosa: da quando l'arma è nata, è la prima
volta che si vuol farle sparare un proiettile perforante - incendiario,
fabbricato proprio per quella mitragliera e per il tiro anticarro.
L'esame, dopo la laboriosa estrazione, ha dimostrato che la corona di
forzamento era stata maggiorata di alcuni decimi di millimetro: quel tanto
che bastava perché l'otturatore rimanesse bloccato senza chiudersi
completamente e nessun colpo dovesse mai partire! Quello che m'indigna è
il fatto che tutta la partita di munizioni è già stata approntata per la
spedizione in prima linea, che tutta presenta quel difetto e che,
nonostante i pretesi collaudi superati, è tutta inutilizzabile! Ma l'unico
provvedimento preso è la semplice restituzione alla ditta... è tanto
triste il dover pensare a un evidente sabotaggio! Ricordo che pressò
alcuni reparti da caccia, in Africa, sono avvenuti incidenti per arresto
di motore; le indagini hanno appurato che nei serbatoi di benzina erano
stati introdotti degli stracci che, dopo un certo tempo, andavano a
otturare i filtri impedendo l'afflusso del carburante. I sabotaggi
avvengono presso le ditte e chi paga sono, al solito, gli equipaggi di
volo.

Subisco alcune decise strapazzate dai miei superiori; ma quando posso
parlare mi difendo facilmente ricordando loro che, fin dal pomeriggio
precedente alla prova, avevo chiesto di fare un volo: se mi fosse stato
concesso, l'incidente si sarebbe verificato in tempo per mettere l'arma in
condizioni di sparare almeno le mie solite granate esplosive. Il fulmine
va a scaricarsi su quel povero comandante che mi aveva negato il permesso
e ch e viene tacciato di « grave imprevidenza »: come se anche lui avesse
mai potuto supporre che quel munizionamento, già pronto e imballato, fosse
invece difettoso e inutilizzabile.
Una volta eliminato l'impossibile ciò che rimane, per quanto improbabile, dev'essere la verità.

Offline tricci

  • Post: 5
Re:dal sito di NARKIVE
« Risposta #1 il: 15 Apr 2020, 19:34:21 »
Ma, proprio a Ricci doveva capitare questa tragedia?.............avveramente mi son fatto una buoan risata, ma che c...o di sfortuna oh!   


Ricci Tommaso
Lesina (FG)