Autore Topic: Localizzato il P-38 Lightning del 2nd Lt. Robert L. McIntosh, 1st FG MIA  (Letto 30363 volte)

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Offline Fabio

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12 agosto 2013 - Santa Cristina, Rimini.
Ciao a tutti!
Da quello che sembrava un sondaggio di routine con qualche pezzetto, si è invece rivelato un bella scoperta di un crash di un P-38 Lightning e pensare che inizialmente sembrava un atterraggio d'emergenza di un B-17.
Le foto sono fresche fresche di recupero, appena possibile verranno pubblicati i pezzi puliti. 
Abbiamo tutte le autorizzazioni per procedere con un sondaggio più approfondito.

I reperti: culatta Hispano Suiza 20mm, gomma serbatoio, bossoli 12.7 e 20mm, alluminio, parti meccaniche da identificare...
ecc ecc.

Un grazie a Lanco, Fabrizio e Daniele  :good: Un particolare ringraziamento al professor Stacchini per avermi contattato e inviato questa proposta di ricerca.
A presto con news.
 
« Ultima modifica: 16 Ott 2017, 21:14:42 da Fabio »



Offline manifold

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bene bene.
Vorrei essere con voi quando andrete avanti con la ricerca.  :clapping:

 celestino

Offline lanco67

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era un bel pezzo che non mi divertivo così tanto! :biggrin: :biggrin: :biggrin:

Offline lanco67

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ho sommariamente cernitato e diviso i pezzi, posto qualche foto per confermare che ci troviamo di fronte ad un P-38. C'è anche un pezzo di strumentazione
foto 1 codici 221834   foto 2 marchio (westin)ghouse

Offline Fabio

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Io ho pulito questo pezzo che sembra un giunto. I pezzi in alluminio sagomati erano in mezzo.
Nella gomma si legge: C-1280 e 38988-2

Offline Fabio

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Passacavi con puleggia in faesite.
Di fusione si legge a fatica 2219-2 mentre stampigliato si legge un po' male G698


Offline lanco67

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Sono almeno 15 anni che cerchiamo aerei.
E accade, così, all’improvviso, che dopo lunghi periodi di scarsi risultati, nel giro di un mese ciò che pareva non risolvibile, ha avuto un epilogo al di fuori del prevedibile. Al limite del possibile.
Un mese fa , come già scritto in un precedente post, sono incappato nel crash site di un P-38 sconosciuto (a noi) nelle colline di Cesena. Immediatamente ho pensato che potesse trattarsi di Aldrich, precipitato in una piovosa mattina del 12 maggio ’44 e che il macr dava, quale ultima posizione rilevata, a 40 miglia a sud est di Bologna. Le ricerche d’archivio, effettuate nei registri parrocchiali delle zone interessate, non hanno dato alcun esito. Quindi a noi, quali ricercatori, se non troviamo sul campo un pezzo identificativo, resta sempre un forte margine di dubbio. A parziale consolazione di ciò sappiamo che i resti mortali del povero Haldrich furono trovati  e quindi hanno avuto degna sepoltura.
Poi il dubbio.
E se avessimo trovato invece il P-38  disperso di Mc Intosh, caduto anch’esso il 12 maggio ’44?
L’unica maniera per saperlo sarebbe stata quella di rivoltare il fianco di quella collina fino a trovare un pezzo chiave, ovvero una matricola dei motori o delle armi di bordo. Impresa ardua, visto che il crash site era stato abbondantemente depredato già all’epoca dell’incidente.
Passa un mese… . Ieri, nell’entroterra riminese, troviamo i resti di un altro P-38 sconosciuto: stesse modalità di impatto, stessa distruzione su un versante collinare, stessa presenza citata da più testimoni di resti umani orrendamente dilaniati. Il ritrovamento è stato all’inizio estremamente difficoltoso: i vari luoghi indicatici, seppur vicini tra loro, non davano risposte positive. Ce ne siamo andati per interrogare un ulteriore testimone che, in trattore, ci ha guidati sul luogo dell’impatto. All’epoca era un bambino di 8 anni e ha passato tutta la vita nella certezza che quello caduto nel suo campo fosse stato un aereo tedesco. I cercametalli, ancora una volta, tacevano. Eravamo sul punto di abbandonare l’impresa. Molte le supposizioni che giustificassero quel silenzio: che l’aereo abbia strisciato lasciando poche tracce di sé nel terreno? Spengo il cercametalli e lo carico in macchina. La giornata, caldissima, mi aveva già fatto bere tutta la riserva d’acqua che avevo portato con me. Passeggiando così, un po’ amaramente, lungo il campo, noto che la folta siepe che lo delimita non mi permette di vedere oltre. La attraverso e mi trovo davanti ad un campo scassato molto profondamente. Su di esso si cammina con difficoltà data la profondità dei solchi. E’ lì che l’ho visto, emergere dalla terra grigia. Era lì: decine e decine di pezzi di alluminio che affioravano con un vago chiarore tra le zolle. Ho cominciato a raccogliere tutti i pezzi che vedevo e intanto chiamavo a squarciagola i miei compagni d’avventura.
“L’ho trovato! E’ qui! Correte!”.
Fabio, Daniele e Fabrizio arrivano di corsa e rimangono come abbagliati.
Poi Fabrizio esclama: “qui c’è un pezzo di Browning!”. Sotto un’enorme zolla affiorava la culatta di un’arma. Spostiamo la zolla e ci rendiamo conto che si tratta della culatta del cannone Hispano da 20 mm. Mai più nella mia vita credo mi capiterà di trovare un tale pezzo semplicemente a vista. Un veloce esame dei pezzi ci ha subito fatto capire che si trattava di un altro P-38. Ancora una volta nella mia mente le tristi vicende di Aldrich e Mc Intosh si intrecciano….
Una volta a casa, pulisco con una delicatezza maniacale, la parte di arma nella quale so cosa cercare. Non ho avuto fretta. Ho lasciato agire l’aceto nel timore di rovinare quel poco di ferro che ancora si poteva leggere, dato il grave stato di corrosione del medesimo. Nel frattempo ho stampato le pagine dei macr di Haldrich e di Mc Intosh, nelle quali sono chiaramente indicate le matricole delle armi da 20 mm in dotazione.
I due codici sono, rispettivamente: 129552 (Aldrich) e 124044 (Mc Intosh).
La prima cifra che ho letto chiaramente è stato uno 0. “Non sei Haldrich!”, mi sono detto. Ho continuato a pulire con le unghie, per non rovinare il ferro, e le cifre hanno cominciato ad apparire… solamente 5 su 6; l’ultima è stata distrutta dalla corrosione… 12404… Forse adesso potrò anche dare un nome all’altro crash site, quello di Cesena. Probabilmente è lì che precipitò Aldrich..
A meno che non siamo vittime di un feroce scherzo del destino, visto che abbiamo solamente 5 cifre leggibili su 6, abbiamo trovato il luogo in cui è precipitato il 2nd Lt. Robert L. Mc Intosh del 1st FG, tutt’ora MISSING IN ACTION.

Offline Fabio

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Fantastico! Grande Lanco! Un altro cerchio si sta chiudendo.  salutomilitare

E pensare che è iniziato tutto da quando riuscii a rintracciare e contattare il Prof. Stacchini, un volta che lessi questo suo intervento nella pagina online di Estense.com...

« Ultima modifica: 24 Lug 2017, 14:17:28 da Fabio »

frogvenice

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caspita che colpo,  ed anche questo pilota risultava MIA fino ad adesso.  Una cosa da manuale .
Complimenti e qui non parliamo di fortuna o casualità , qui c'è passione pura, preparazione e determinazione.

ragazzi ed in particolare Lanco, siete da olimpiadi.

Offline mazwork

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Non credo che la statistica possa esserti in qualche modo avversa, caro Lanco...

Certo, manca l'ultima cifra. Però, se non fosse il povero Mc Intosh, si tratterebbe di un altro P-38 "sconosciuto" che imbarcava un cannone con un "serial number" identico, a meno del numero delle unità...

Mi pare abbastanza improbabile, sai?

Complimenti ragazzi, questo è il ritrovamento dell'anno!

 :good:
Ad augusta per angusta

Offline Fabio

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riporto dal macr le caratteristiche del velivolo:

P-38 J 15 LO s/n 42-104223   1° Fighter Group - 27° Squadron.

Offline Fabio

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È un modello come questo:
http://data3.primeportal.net/hangar/luc_colin3/p-38j-20-lo_44-23314_skidoo/images/p-38j-20-lo_44-23314_skidoo_01_of_57.jpg
Localizzato il P-38 Lightning del 2nd Lt. Robert L. McIntosh, 1st FG MIA


http://www.primeportal.net/hangar/luc_colin3/p-38j-20-lo_44-23314_skidoo/

Questo sito può esserci molto utile per l'identificazione di reperti.



« Ultima modifica: 13 Ago 2013, 21:54:57 da Fabio Raimondi »

Offline mazwork

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Da Ancestry.com...
Ad augusta per angusta

Offline u03205

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quindi i resti del pilota  , a meno che non siano sepolti come "ignoto" nel cimitero locale , sono ancora lì sotto ?

Offline tellalmashhad

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Accidenti che storia! Complimenti a tutti, ogni volta che leggo vicende come queste non posso far altro che avere un moto di ammirazione per la competenza e il rigore scientifico che tutti i protagonisti di questi ritrovamenti dimostrano. Molti storici e ricercatori di professione non hanno davvero simili capacità. Da semplice appassionato, sono davvero senza parole...
Complimenti ancora,
Francesco